Guida della boutique · Cappotti donna
La domanda che ci fanno più spesso in negozio non è quale modello va di moda: è che taglia prendere. E la risposta è sempre la stessa, e non è quella che si aspettano. Il cappotto si sceglie sulla spalla, non sul giro vita: se la cucitura cade dove finisce la spalla, la taglia è quella giusta anche se il corpo sembra abbondante. Se cade sul braccio, il cappotto è grande, e nessuna cintura lo aggiusta.
La seconda domanda riguarda l'etichetta: cosa vuol dire «lana e cashmere», e quanto cashmere c'è davvero. Sotto trovate le percentuali che leggiamo sui capi che abbiamo in questo momento, la regola per la taglia e il modello giusto a seconda di come è fatta la persona. La selezione è nei cappotti donna.
«Lana e cashmere»: cosa c'è davvero nell'etichetta
Un cappotto in cashmere puro esiste ma è raro, costa quanto un piccolo elettrodomestico e si rovina in un inverno di metropolitana. Quello che si compra davvero è un misto, e la differenza fra un misto e l'altro sta nelle percentuali — che sono scritte, basta leggerle.
Ecco cosa dicono le etichette dei cappotti che abbiamo adesso in boutique. Il Marella MLLPAVIDO, quello che consigliamo più spesso, è 90% lana vergine e 10% cashmere. Il Pinko Verici lungo è 75% lana, 20% nylon e 5% cashmere. Il cappotto Emporio Armani con revers e cintura è 48% lana vergine, 32% viscosa, 12% poliammide e 8% alpaca. Un caban Twinset in check è 71% lana e 26% poliestere. E il Marella Andina lungo è 100% lana.
Come si leggono, in pratica. Il cashmere sotto il 15% non serve a scaldare: serve a cambiare la mano, cioè come il tessuto si sente sotto le dita e sul collo. Chi cerca calore deve guardare la quota di lana — sopra il 70% il cappotto tiene davvero — e il peso del panno. Le fibre sintetiche in quota bassa non sono un difetto: il nylon e il poliammide tengono la forma nei punti che si deformano, e un cappotto in fibra nobile al cento per cento perde la linea prima. Diffidate invece dei misti dove l'acrilico supera la lana: lì la percentuale racconta un capo di un'altra fascia.
L'alpaca merita una riga a parte, perché compare sempre più spesso. Scalda più della lana a parità di peso, ha un pelo lungo e lucido che si riconosce a occhio, e in un misto anche all'8% cambia l'aspetto del tessuto. Il panno double, che trovate citato su molti Marella, non è una fibra ma una costruzione: due tessuti uniti senza fodera, con i bordi rifiniti a mano. È il motivo per cui certi cappotti cadono dritti come una tavola e non hanno bisogno di essere foderati.
Disponibili adesso
I cappotti che abbiamo adesso
PinkoCappotto Pinko Citiso Donna in Panno Doppio con Cintura
MarellaCappotto Marella MLLPAVIDO in Lana Cashmere
MarellaCappotto Donna Kimono in Pura Lana Vergine con Cintura
MarellaCappotto in Lana Vergine Donna con Cintura Elegante
MarellaCappotto donna Landa in Panno di Lana con Cappuccio
MM MAX MARACappotto Tartina Doppiopetto in Panno di Lana
PinkoCappotto Lungo Pinko VERICI in Lana e Cashmere
MarellaCappotto POLKA in double di misto lana con cintura
La taglia: dove si sbaglia davvero
Il cappotto è l'unico capo che si prova sopra tutto il resto, e quasi nessuno lo prova così. Il metro giusto è quello che ci metterete sotto a gennaio: un maglione di media grossezza, non la t-shirt di settembre. Se il cappotto è perfetto sulla camicia ed è teso sul maglione, è piccolo, e a dicembre resterà nell'armadio.
Le tre misure da guardare, in ordine: la spalla, dove la cucitura deve cadere sull'osso e non sul braccio; la manica, che deve coprire il polso e arrivare a metà del dorso della mano, un centimetro più lunga di una giacca; e il petto, che chiuso deve permettere di incrociare le braccia senza tirare.
Sul doppiopetto vale una regola in più: allarga di suo, perché sovrappone due strati di tessuto sul davanti. Chi ha spalle importanti o seno pronunciato lo trova spesso più ingombrante di quanto sembri sul manichino, e in quel caso il monopetto con la cintura fa un lavoro migliore.
Le taglie dei nostri cappotti vanno dalla 38 alla 50, ma la corrispondenza cambia da marca a marca: un 42 Marella e un 42 Pinko non vestono uguale, e le linee oversize sono numerate in S-M-L. Le tabelle per marca stanno nel convertitore taglie; se restate in dubbio scriveteci la circonferenza del torace e delle spalle, il capo ce l'abbiamo in negozio e lo misuriamo.
La regola dell'ampiezza, che vale al contrario di quello che si pensa. Non si prende una taglia in più «per starci comode». Un cappotto di una taglia sopra ha la spalla nel punto sbagliato e il giro manica basso, e si vede da lontano che non è vostro. Se serve spazio, si sceglie un modello disegnato ampio — un caban, un oversize, un modello con la spalla scesa — nella propria taglia. Sono due acquisti diversi, non lo stesso acquisto con un numero diverso.
Il modello giusto, a seconda di come siete fatte
Il monopetto con la cintura è il più facile e il più versatile: segna il punto vita, allunga la figura e sta bene praticamente a tutte. Se il cappotto in guardaroba è uno solo, questo è quello che consigliamo. Nella nostra selezione è anche il modello più presente, dal Marella Eolico al Pinko Citiso in panno doppio.
Il doppiopetto è più formale e più strutturato: perfetto sopra un tailleur, ottimo su chi ha la figura a triangolo perché bilancia le spalle. Su chi è minuta tende a sovrastare, a meno che non sia corto.
Il caban — corto, di lana pesante, con i bottoni a vista — è il capo che risolve il quotidiano: entra in macchina, non si stropiccia, si porta sui pantaloni e sui jeans. È anche l'unico modello di questa lista che sta bene con le gambe larghe senza appesantire.
Il cappotto lungo, sotto il ginocchio, è il più elegante e il più caldo, e slancia se lasciato aperto su una linea verticale. Chiuso e cinturato su una figura bassa accorcia: lì funziona meglio il midi, che si ferma appena sotto il ginocchio ed è la lunghezza più pratica per la vita di tutti i giorni.
Il poncho è la via di mezzo per la mezza stagione e per chi guida: copre le spalle senza costringere le braccia. I nostri sono in maglia, e ce n'è anche uno in cashmere puro — che su un capo di questo tipo ha senso, perché non deve reggere la forma di una spalla.
Cosa distingue un cappotto che dura da uno che passa
Il peso del tessuto. Un cappotto invernale serio pesa: se sollevandolo dalla gruccia sembra una camicia, scalderà come una camicia. È la verifica più rapida che si può fare in negozio, e non serve leggere niente.
La fodera, o la sua assenza. Un panno double ben fatto non ha fodera perché non le serve: i bordi sono rifiniti e il tessuto è compatto su entrambi i lati. Un cappotto foderato invece va guardato dentro: se la fodera è cucita bene e scorre sulle maniche, il capo è costruito bene; se tira sulle spalle, si strapperà lì entro due inverni.
Le cuciture e i bottoni. Le asole devono essere pulite e i bottoni cuciti con il gambo, cioè con un piccolo spazio fra bottone e tessuto che permette di chiudere senza tirare. È il dettaglio che distingue un cappotto pensato per essere chiuso da uno pensato per essere fotografato aperto.
Sul colore, i tre che reggono più a lungo restano il cammello, il blu notte e il grigio scuro. Ma questa stagione porta avanti anche il bordeaux e il cioccolato, e ne abbiamo scritto nella guida ai colori dell'autunno-inverno.
Cosa mettere sotto, senza gonfiare
Il cappotto si vede bene solo se sotto c'è la cosa giusta, ed è il punto in cui si rovinano più silhouette. Un maglione a trecce sotto un cappotto attillato crea volume esattamente dove non serve: sotto un cappotto strutturato ci va un filato fine, un dolcevita sottile o una camicia. Il maglione importante si porta sotto un cappotto disegnato ampio, oppure da solo. Ne abbiamo scritto per esteso nella guida alla maglieria.
Per la mezza stagione, quando il cappotto è troppo, restano il piumino leggero e le giacche in eco pelliccia, che quest'anno tornano parecchio — vedi anche il pezzo sul faux fur.
Disponibili adesso
Per la mezza stagione
ColmarPiumino Donna Colmar con Cappuccio in Pelliccia Sintetica
PeutereyPiumino Peuterey Takan MQN con pelliccia
MM MAX MARAPiumino Midi MM Max Mara Cangiante in Nylon Tecnico
ColmarPiumino Lungo Cangiante con Pelliccia Sintetica
MM MAX MARAPiumino Midi MANTO in Nylon Cangiante con Luxepad Ultra Fine
PinkoPiumino Corto con Cappuccio in Tela Tecnica Semilucida
PinkoGiacca trapuntata Pinko Impasto con Cappuccio
PinkoPiumino Donna Pinko con Cappuccio Impasto
Come si tiene un cappotto perché duri dieci inverni
La gruccia deve essere sagomata e larga, in legno: quelle sottili di metallo concentrano tutto il peso su due punti e in una stagione lasciano le due punte sulle spalle. È l'errore più comune e il più difficile da rimediare.
Si spazzola, non si lava. Una spazzola di setola dopo ogni due o tre usi toglie polvere e pelucchi e mantiene il pelo del tessuto disteso: è quello che fa sembrare nuovo un cappotto di tre anni. La lavanderia serve una volta a stagione, a fine inverno prima di riporlo, non a novembre.
Si ripone al buio e coperto, in un sacco di cotone e mai di plastica, che trattiene umidità. E si controllano le tasche: una caramella dimenticata a marzo è un problema di tarme a settembre.
Le altre guide della stagione: le tendenze dell'autunno-inverno, gli stivali e i pantaloni.
Domande frequenti
Che taglia prendere per un cappotto donna?
La stessa che portate negli altri capi, provata però sopra un maglione di media grossezza — è così che lo indosserete a gennaio. Il riferimento decisivo è la spalla: la cucitura deve cadere dove finisce l'osso della spalla, non sul braccio. La manica deve coprire il polso e arrivare a metà dorso della mano. Non si prende una taglia in più per stare comode: se serve ampiezza, si sceglie un modello disegnato ampio nella propria taglia.
Quanto cashmere c'è in un cappotto in «lana e cashmere»?
Quasi sempre fra il 5 e il 20 per cento. Sui capi che abbiamo in boutique le percentuali reali vanno dal 10% di cashmere con 90% di lana vergine, fino a misti con 5% di cashmere, 75% di lana e 20% di nylon. Un cappotto in cashmere al cento per cento esiste ma è raro, molto costoso e delicato: quella quota bassa non serve a scaldare, serve a cambiare la mano del tessuto e la morbidezza sul collo.
Meglio un cappotto in lana o in misto sintetico?
Per il calore conta la quota di lana: sopra il 70% il cappotto tiene davvero. Le fibre sintetiche in percentuale bassa — nylon, poliammide, poliestere — non abbassano la qualità, anzi aiutano il capo a mantenere la forma nei punti di sforzo. Il segnale da leggere con attenzione è quando l'acrilico supera la lana: lì si tratta di un capo di un'altra fascia, che scalda meno e infeltrisce prima.
Il cappotto lungo sta bene a chi è bassa?
Sì, a due condizioni: che sia portato aperto su una linea verticale — pantalone e maglia dello stesso tono — e che non sia stretto in vita da una cintura, che spezzerebbe la figura in due. Se il dubbio resta, la lunghezza midi, appena sotto il ginocchio, dà lo stesso effetto elegante senza il rischio di accorciare.
Come si lava un cappotto di lana?
Non si lava in casa. Si spazzola con una spazzola di setola ogni due o tre usi, si arieggia dopo l'uso e si porta in lavanderia una volta a stagione, a fine inverno prima di riporlo. Le macchie fresche si tamponano con un panno umido senza strofinare: sfregando si infeltrisce il pelo del tessuto e resta un alone più visibile della macchia.
Qual è il cappotto giusto se ne compro uno solo?
Un monopetto con cintura, in un misto con almeno il 70% di lana, di lunghezza midi e in un colore neutro — cammello, blu notte o grigio scuro. È il modello che sta bene alla maggior parte delle figure, si porta sopra un abito come sopra i jeans e non passa di moda. Se vivete in una zona molto fredda, la stessa scelta ma nella versione lunga.
Redazione Vittorio Citro Boutique, Roccapiemonte. Vendiamo moda dal 1917.
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